ACCIAIO DAMASCO BREVE STORIA E TECNICA
Acciaio damasco; è uno dei più affascinanti viaggi nella metallurgia antica che si possano intraprendere. Due sono le tecniche fondamentali per ottenere il particolare effetto estetico di una lama in damasco; la prima e più antica è il cosiddetto damasco saldato in cui diversi tipi di acciaio, con caratteristiche chimico meccaniche diverse, vengono saldate per “bollitura” alla forgia.
Per capire l’origine del damasco saldato bisogna capire la siderurgia degli antichi, il solo ferro-acciaio disponibile era ricavato in forni a bassa temperatura, circa 1000-1200 gradi, da tali forni si otteneva una spugna di ferro più o meno carburato e il solo metodo per utilizzarlo, prima della scoperta dell’acciaio al crogiolo, era la compattazione-saldatura alla forgia, più il pacchetto veniva ripiegato più diveniva compatto e meno scorie conteneva.
Primi esempi di damasco saldato si hanno presso gli ittiti e presso gli etruschi.
Già nel VI secolo AC. Gli etruschi creavano lame composte da acciaio duro per il tagliente ed elastico e tenace per il dorso e i lati, in alcune lame era inserito del ferro meteorico che essendo ricco di nichel dava un particolare effetto estetico oltre alle evidenti implicazioni esoterico religiose.
Il damasco saldato accompagna l’uomo attraverso i secoli, è l’acciaio dei franchi, longobardi, vichinghi e attraversa tutto il medioevo arriva al era moderna, grazie a pochi artigiani ricercatori riprende vita.
Una eccellenza nel evoluzione della tecnica del damasco saldato è stata raggiunta dalla tradizione spadaia giapponese. Il fabbro giapponese parte dal acciaio prodotto nelle tradizionali fornaci tatara, sceglie con cura i frammenti d’acciaio grezzo, quelli più carburati per il tagliente della lama, quelli con meno carbonio per il cuore della lama. Impilati e saldati i frammenti comincia il lungo lavoro di allungamento e ripiegamento dei diversi pacchetti d’acciaio che formeranno la struttura composita della lama finita. Il pacchetto d’acciaio destinato al tagliente veniva ripiegato diverse volte, a giudizio dell’artigiano e del valore finale dell’oggetto da ottenere, il numero degli strati era minimo 5000, sono state analizzate lame con taglienti da milioni di strati di “spessore” ormai molecolare.
Qui sorge un dubbio, servono a qualcosa tutti quegli strati? La risposta è nel capire lo scopo dell’artigiano giapponese consistente nel ottenere un acciaio omogeneo, con eguale durezza e grana dalla punta alla guardia e non qualsivoglia effetto estetico.
Come nella spada giapponese anche le spade vichinghe dovevano le loro qualità di flessibilità e resistenza non all’unione stratificata di ferro e acciaio ma alla loro struttura, anch’esse avevano una barra d’acciaio centrale, di solito in damasco saldato ritorto, di notevole effetto estetico, e contenente ferro quasi puro quindi molto tenace, e uno o due taglienti riportati d’acciaio duro, recenti studi metallografici su lame vichinghe hanno scoperto una ancor più complessa tecnica: l’uso in contemporanea di due tecniche molto diverse, acciaio al crogiolo per i taglienti della lama e damasco a disegni per il corpo centrale, cosa stupefacente se pensiamo che l’acciaio al crogiolo è stato riscoperto in europa nel XVIII secolo.
Una lama di damasco stratificato semplice contenente ferro o peggio nichel anche nel tagliente forse non si spezzerà facilmente ma taglierà male avendo punti duri e punti morbidi dato che il ferro e il nichel non prendono tempra.
La tecnica fondamentale moderna per ottenere del damasco saldato consiste nel impilare diverse lamine o pezzi di acciaio ferro o nichel, le superfici di contatto devono essere ben pulite senza tracce di ossido, grasso o olio. Il pacchetto così ottenuto viene tenuto fermo o in modo tradizionale con una legatura di filo di ferro o un paio di elettro saldature sui bordi esterni. Ottenuto il pacchetto di lamine ben pulite e ferme si procede alla prima saldatura; scaldando il tutto a circa 800 gradi (color rosso) il pacchetto viene estratto dal fuoco e cosparso in tutti i suoi lati con borace anidro, un buon disossidante e fondente, si rimette il tutto nel fuoco scaldando il pacchetto intorno ai 1300 gradi centigradi (color bianco), è importante ottenere la stessa temperatura in tutte le parti del pacchetto, tirato fuori dal fuoco si batte ottenendo cosi la prima saldatura. Il blocco d’acciaio così ottenuto viene allungato, ripiegato su se stesso e risaldato, ad ogni ripiegamento il numero di strati raddoppia. Ottenuto il numero di strati voluto l’artigiano può ritorcere, incidere superficialmente e poi riforgiare il pacchetto di damasco per così ottenere i più vari effetti estetici e o funzionali.
L’acciaio damasco wooz o damasco orientale non è composto da diversi strati ma è un mono acciaio con un contenuto di carbonio intorno al 1,5 percento. Due erano i metodi per ottenerlo, simili tra loro ma diversi nella materia prima utilizzata.
Nel primo metodo, presumibilmente più antico, in un crogiolo refrattario l’artigiano metteva frammenti di ferro quasi puro, quello ottenuto per riduzione del minerale di ferro in forni relativamente primitivi, insieme a diversi tipi di legni duri e foglie. Il crogiolo veniva ermeticamente chiuso e messo in un forno ad una temperatura di circa 1300 gradi.
A quella temperatura il carbonio passa al ferro per diffusione, dopo un tempo più o meno lungo il ferro è diventato acciaio e una piccola parte di esso si trasforma in ghisa, a 1250 gradi la ghisa è allo stato liquido, l’artigiano scuotendo il crogiolo si accorge della presenza di liquido e smette di alimentare il forno lasciando raffreddare lentamente il crogiolo nel forno stesso. Il lentissimo raffreddamento che dura 24 ore, permette un omogenea diffusione del carbonio in tutta la massa metallica oltre alla formazione di un reticolo grossolano di cementite (carburo di ferro) in una matrice perlitica.
Il secondo metodo più moderno varia per l’uso di ghisa e ferro nel crogiolo a volte anche rottami di ferro sempre insieme alla ghisa ma senza sostanze organiche, in questo procedimento la fonte di carbonio è la ghisa, infatti ai soliti 1300 gradi la ghisa fonde e cede carbonio al ferro sempre per diffusione si otteneva così lo stesso risultato da componenti diverse.
Dal crogiolo si otteneva un panetto d’acciaio al 1’5 percento di carbonio che veniva forgiato dal fabbro ad una temperatura mai superiore agli 800 gradi, se tale temperatura venisse superata il reticolo di cementite si dissolverebbe nell’austenite impedendo la formazione dei particolari effetti estetici delle lame di damasco orientale, ottenuti appunto dalla frantumazione del reticolo di cementite data da martellature localizzate e asporto di materiale sempre in fase di forgiatura, a riprova della obbligata bassa temperatura di forgia è anche l’assenza di tempra delle lame finite, l’efficienza del tagliente era ottenuto da effetti di micro tempra e incrudimento da martellatura localizzata.
In definitiva l’acciaio “damasco” saldato e il damasco orientale Wooz sono tecniche fondamentalmente diverse che producono acciai fondamentalmente diversi.
La differenza tra l’acciaio wooz e l’acciaio al crogiolo è nel contenuto di carbonio e nel relativo effetto estetico, nel wooz il carbonio è sempre intorno al 1,5 percento, nell’acciaio al crogiolo di altre tradizioni può variare molto ma di solito da un 0,70 all’1 percento, questo tenore di carbonio più basso non dava più gli effetti estetici tipici del damasco wooz ma rendeva più agevoli operazioni tecnologiche quali la saldatura alla forgia e la tempra.
In conclusione una buona lama vichinga con tagliente in acciaio al crogiolo e interno della lama in damasco a disegni in ferro-acciaio non era inferiore ad una buona lama giapponese in sanmai kitae,
entrambe erano superiori ad una buona lama in damasco orientale o wooz.
FONTI PER APPROFONDIRE:
PROF. DOTT. ING. CARLO PANSERI: L'ACCIAIO DI DAMASCO NELLA LEGGENDA E NELLA REALTA (1962 ACCADEMIA DI SAN MARCIANO)
PROF. DOTT. ING. CARLO PANSERI: NIPPON-TO; LA SPADA GIAPPONESE (1966 ACCADEMIA DI SAN MARCIANO)
PROF. DOTT. ING. CARLO PANSERI: RICERCHE METALLOGRAFICHE SOPRA UNA SPADA DA GUERRA DEL XII SECOLO
(ASSOCIAZIONE ITALIANA DI METALLURGIA)
PROF. CLAUDIO GIARDINO: I METALLI NEL MONDO ANTICO. (EDITORI LATERZA)
PROF. MARCO CIMA: ARCHEOLOGIA DEL FERRO. ( EDIZIONI NAUTILUS - EDIZIONI GRAFO )
PROF. WALTER NICODEMI PROF. CARLO MAPELLI: ARCHEOMETALLURGIA. ( 2009 ASSOCIAZIONE ITALIANA DI METALLURGIA)
SIG. IAN PEIRCE: SWORDS OF THE VIKING AGE. (2002 THE BOYDELL PRESS)
PROF. OLEG D.SHERBY. PROF. JEFFREY WADSWORTH. GLI ACCIAI DI DAMASCO.
(LE SCIENZE-SCIENTIFIC AMERICAN 1985 NUMERO 200)
TRATTAMENTI TERMICI DELL' ACCIAIO
IL TRATTAMENTO TERMICO DI UN ACCIAIO E OPERAZIONE FONDAMENTALE PER OTTENERE UNA LAMA CON BUONE CAPACITA DI TAGLIO E RESILIENZA, FARE UNA BUONA LAMA NON DIPENDE DAL UTILIZZARE L'ACCIAIO PIU COSTOSO MA NEL SAPERLO TEMPRARE.
SEMPLIFICANDO I TRATTAMENTI TERMICI SONO RICOTTURA- TEMPRA- RINVENIMENTO, SPESSO SI TRASCURA LA RICOTTURA
MA PER ESPERIENZA DIRETTA HO NOTATO CHE SPESSO LAMINATI D'ACCIAIO DELLO STESSO TIPO MA DI SPESSORI DIVERSI PRESENTANO DUREZZE DA INCRUDIMENTO DIVERSE, INDICE DI STRUTTURE CRISTALLINE DIVERSE.
SE DOPO LE LAVORAZIONI MECCANICHE SI PASSA DIRETTAMENTE ALLA TEMPRA SI AVRANNO RISULTATI DIVERSI TALVOLTA IMPREVEDIBILI. MOLTO MEGLIO PERDERE UN PO DI TEMPO E OPERARE UNA RICOTTURA DI RICRISTALLIZZAZIONE, SI PORTA LA LAMA SEMILAVORATA A TEMPERATURA DI 800 GRADI PER IL TEMPO BASTANTE AL EQUILIBRIO TERMICO, DIPENDE DALLO SPESSORE DELLA LAMA E DAL TIPO D'ACCIAIO MA COMUNQUE POCHI MINUTI, SI SPEGNE IL FORNO LASCIANDO RAFFREDDARE LENTAMENTE.
A QUESTO PUNTO PASSIAMO ALLA TEMPRA, ACCIAIO AL CARBONIO E DAMASCO 900 GRADI PER IL TEMPO BASTANTE AL EQUILIBRIO TERMICO, ATTENZIONE CHE TEMPI PIU LUNGHI PORTANO AL ACCRESCIMENTO DEL GRANO CRISTALLINO CON SCADIMENDO DELLE QUALITA MECCANICHE, SPEGNIMENTO IN OLIO.
A QUESTO PUNTO CI TROVIAMO NELLA FASE PIU DELICATA IL RINVENIMENTO, A PIENA TEMPRA LA LAMA HA RAGGIUNTO DUREZZE SUPERIORI A 65 HRc MA E ESTREMAMENTE FRAGILE, IL RINVENIMENTO STEMPERA LA DUREZZA E AUMENTA LA RESILIENZA. LA PROCEDURA CHE SEGUO CONSISTE IN TRE RINVENIMENTI OSSERVANDO IL COLORE DI OSSIDAZIONE CHE PASSA DAL COLOR ORO AL BLU INTENSO E POI AL AZZURRO CHIARO PRIMA DELL'INCANDESCENZA, PER MIA ESPERIENZA NON ANDARE MAI OLTRE IL BLU PENA UNA PERDITA ECCESSIVA DI DUREZZA E ELASTICITA, IL BLU DA LA MASSIMA ELASTICITA CON DUREZZE TRA I 50 HRC E I 55 HRc, IL COLOR ORO LASCIA LA STRUTTURA MARTENSITICA MA DISTESA CON DUREZZE TRA I 58 HRc . E 62 HRc.
L'ESPERIENZA PERMETTE DI OTTENERE UN RINVENIMENTO SELETTIVO DEL DORSO E DEL TAGLIENTE DELLA LAMA MANTENENDO ALTE DUREZZE SUL TAGLIENTE E IL DORSO PIU MORBIDO ED ELASTICO.
DALLA TEMPERATURA DI RINVENIMENTO SI DEVE RAFFREDDARE LA LAMA IN ACQUA IN MODO VELOCE PER EVITARE IL FENOMENO DELLA FRAGILITA DA RINVENIMENTO, SE DA TEMPERATURE INTORNO AI 300 GRADI SI LASCIA RAFFEDDARE LA LAMA LENTAMENTE PUO DIVENIRE ESTREMAMENTE FRAGILE.
IL RAFFREDDAMENTO VELOCE E ANCHE INDISPENSABILE PER IL RINVENIMENTO DIFFERENZIATO.
LA TEMPRA DEGLI ACCIAI INOSSIDABILI E PIU COMPLESSA IN QUANTO AI PARAMETRI DI DUREZZA, ELASTICITA E RESILIENZA SI AGGIUNGE L'INOSSIDABILITA, LA TEMPRA CHE PERMETTE LA MASSIMA RESISTENZA ALL'OSSIDAZIONE RARAMENTE SI CONCILIA COL MASSIMO DELLE QUALITA MECCANICHE, NEL DUBBIO PREFERISCO LA MASSIMA QUALITA MECCANICA, MEGLIO UNA PUNTINA DI RUGGINE CHE UNA LAMA SPEZZATA.
TEMPERATURA DI AUSTENITIZZAZIONE INTORNO AI 1000 GRADI, PIU O MENO 50 GRADI, DIPENDE DAL TIPO D'ACCIAIO,
TEMPI SEMPRE I PIU BREVI POSSIBILI, ANCHE SE GLI ACCIAI INOX SONO PIU RESISTENTI ALL'ACCRESCIMENTO DEL GRANO CRISTALLINO MEGLIO NON ECCEDERE, PREFERISCO QUALCHE CARBURO NON DISCIOLTO AL PERICOLO DI FRATTURE FRAGILI.
SPEGNIMENTO IN OLIO, TRE RINVENIMENTI RAPIDI TRA I 250 E I 300 GRADI INTERVALLATI DA RAFFREDDAMENTO RAPIDO.
DOPO PIU DI 25 ANNI D'ESPERIENZA QUESTA E LA PROCEDURA CHE MI PERMETTE LA MASSIMA RESILIENZA E CAPACITA DI TAGLIO MANTENENDO UNA BUONA RESISTENZA ALL' OSSIDAZIONE.
FONTI PER APPROFONDIRE:
DOTT. LORENZO DAINELLI: NOZIONI FONDAMENTALI SUL TRATTAMENTO TERMICO DEGLI ACCIAI
(1969 LA NUOVA ITALIA)
DOTT. LENO MATTEOLI: IL DIAGRAMMA DI STATO FERRO-CARBONIO E LE CURVE TTT
(ASSOCIAZIONE ITALIANA DI METALLURGIA)
PROF. GABRIELE DI CAPRIO: GLI ACCIAI INOSSIDABILI
( 1981 HOEPLI)
PROF. ING. WALTER NICODEMI: METALLURGIA
(1996 MASSON)
TECNICA FORGIATURA SHIOZUME KITAE
RISULTATO FINALE
FONTI:
ALBERTO ROATTI - STEFANO VERRINA: LA SPADA GIAPPONESE. (EDIZIONE PLANETARIO)
MOKUME
LA TECNICA CHE USO PER FORGIARE IL MOKUME E SIMILE A QUELLA PER IL DAMASCO SALDATO TRANNE CHE PER LE TEMPERATURE SENSIBILMENTE PIU BASSE.
I MATERIALI CHE USO SONO RAME, ALPACCA E NIKEL, IN DIVERSE PROPORZIONI A SECONDA DELL’EFFETTO ESTETICO DA OTTENERE.
PRIMA DI TUTTO LA PULIZZIA DELLE PIASTRE, DI SOLITO LE PASSO ALLA SATINATRICE FINE CHE TOGLIE TUTTI GLI OSSIDI E PREPARO IL PACCHETTO TENUTO INSIEME DA FIL DI FERRO CHE VA VIA INSIEME ALL'OSSIDO SUPERFICIALE A FINE LAVORAZIONE,PROSSIMAMENTE HO INTENZIONE DI SPERIMENTARE UNA LEGATURA IN FILO DI RAME DA ALMENO DUE MILLIMETRI, IL PACCHETTO APPENA ROSSO VA COSPARSO DI BORACE SU TUTTI I LATI.
LE PIASTE DA UN MILLIMETRO DI SPESSORE VANNO BENISSIMO DATO CHE CON LE OPPORTUNE LAVORAZIONI SI PUO UTILIZZARE LA BARRA DOPO UNA SOLA SALDATURA, COME PER IL DAMASCO PIU SADATURE SI FANNO PIU INTRICATO E FINE VIENE IL DISEGNO.
CON RAME ALPACCA E NICHEL LA TEMPERATURA DI SALDATURA E CIRCA 900 GRADI E VA BENE ANCHE PER L’ORO E L’ARGENTO PURO, L’ARGENTO IN LEGA HA TEMPERATURE DI FUSIONE SIMILI ALL’OTTONE 800-850 GRADI, DIPENDE DAL TIPO DI LEGA PER CUI LA TEMPERATURA DI SALDATURA E CIRCA 750 GRADI. ATTENZIONE CHE IL MOKUME NON PERDONA CINQUANTA GRADI IN PIU E FONDE CINQUANTA IN MENO E NON SALDA...
PORTATO A TEMPERATURA DI SALDATURA SI BATTE AL MARTELLO O USANDO UNA PRESSA, LA BARRA COSI OTTENUTA SI FORGIA IN LUNGHEZZA E SPESSORE CON LE OPPORTUNE INCISIONI PER RIVELARNE IL DISEGNO.
SE SI DECIDE DI RADDOPPIARE GLI STRATI TAGLIARE A META LA BARRA E PULIRE I LATI DA SALDARE PER ABRASIONE , LEGATI INSIEME I PEZZI DA SALDARE SI RIPETE LA SALDATURA CON ABBONDANTE BORACE.
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